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L'Olivo - Tradizione e storia
3 - Medioevo
Prodotti tipici | Nella nostra regione l'agricoltura risentì in modo particolare del
decadimento di Roma, prima di tutto perché cessò completamente l'esportazione
verso la capitale in crisi economica e demografica. Le invasioni barbariche poi
contribuirono in maniera determinante alla completa distruzione delle tradizionali
pratiche agricole per l'uso pressoché indiscriminato di aree pascolive che furono in
grande auge per tutto il Medioevo (comunanze). Il grano, la vite e l'olivo furono soppiantati da altre colture: orzo, spelta e segale al posto del grano, birra (cervogia) al posto del vino e grassi animali - burro, lardo, strutto - invece dell'olio, per cui la quercia sostituì l'olivo. "La ripresa dell'olivicoltura si registra nel Medioevo soprattutto ad opera delle grandi congregazioni religiose"1 con le innovative tecniche agricole dei benedettini. L'olivicoltura del Medioevo, anche considerando la ripresa quando cessarono le invasioni dei popoli del nord, era comunque limitatissima. L'olio veniva adoperato per usi sacrali, nella farmacopea e per particolari usi alimentari. Nella tradizione religiosa ebraico cristiana è impossibile prescindere dall'olio che viene usato nell'amministrazione dei sacramenti (battesimo, cresima, unzione degli infermi) e, fino a tutto il secolo scorso, prima della sofisticazione con l'elettricità, per alimentare lampade in luoghi sacri. Nell'alimentazione era limitato a casi particolarissimi, in gran parte legati a pratiche religiose come come diete nelle "vigilie" (astinenza dalle carni e da cibi derivati dagli animali). Pertanto la molitura e l'estrazione dell'olio avvenivano con metodi assolutamente artigianali: probabilmente con macinette azionate a mano. |
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Note 1) Sacchi de Angelis: L'olivo e l'uomo, in L'olivo e l'olio in Umbria, Foligno 1987, pag. . |